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	<title>Una Briciola in Più  Blog di Ricette Dolci Torte Dessert Cucina di Angela Arena &#187; piemonte</title>
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	<description>Quel “qualcosa” in più, che trasforma un buon dolce in un dolce speciale...</description>
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		<title>CANESTRELLI DI CREVACUORE</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jul 2019 14:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cambio vita e faccio i Canestrelli di Crevacuore “ Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni” Paulo Coelho &#160; Una storia al cioccolato lunga 400 anni, una passione per la pasticceria insita nel proprio dna, il coraggio di credere...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cambio vita e faccio i Canestrelli di Crevacuore</strong></p>
<p><em>“ Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni” </em>Paulo Coelho</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una storia al cioccolato lunga 400 anni, una passione per la pasticceria insita nel proprio dna, il coraggio di credere nei propri sogni, la sfida di portare avanti una tradizione che si rinnova dal 1633: sono questi gli ingredienti che hanno portato Maurizio De Paola a decidere di cambiare vita per dedicarsi alla produzione artigianale dei Canestrelli di Crevacuore.</p>
<p>Dopo aver conquistato e deliziato i palati di nobili e cortigiani del Castello di Crevacuore, antico borgo medievale nella valle biellese, questi biscottini hanno colpito dritto al cuore Maurizio che un anno fa si è lanciato nella sfida di tramandare e tutelare l’eredità storica e gastronomica di Crevacuore con le sue famose cialde croccanti.</p>
<p>Creare con le proprie mani è la passione che porta Maurizio giovanissimo ad entrare nel mondo del lavoro come falegname costruendo e restaurando mobili per poi specializzarsi nella verniciatura di mobili. Le giornate trascorrevano di giorno a verniciare e la sera a cucinare, sperimentare e studiare pasticceria, frequentando corsi di cucina sicuro che prima o poi quell’amore per i fornelli sarebbe diventato qualcosa in più. Pian piano la passione cresce e il desiderio si trasforma in un sogno da realizzare.</p>
<p>“<em>Con un amico da un pò valutavamo l’idea di avviare una nostra attività nel settore culinario, poi un bel giorno a gennaio 2018, mio suocero, che sapeva di questa mia intenzione, mi informa che è in vendita un laboratorio artigianale in cui vengono prodotti i Canestrelli di Crevacuore, biscotti di antica tradizione piemontese. E&#8217; scoccata subito la scintilla perché ho intravisto in questo laboratorio non solo il posto dove creare biscotti ma l’opportunità di portare avanti una lunghissima tradizione, di valorizzare un prodotto tipico di questo territorio del biellese, di tramandare una cultura culinaria nata nel medioevo. E’ bastato poco per capire che avrei lasciato le vernici per indossare il grembiule</em>”, afferma Maurizio.</p>
<p>“<em>Sentivo che dovevo buttarmi in questa avventura per amore&#8230; del &#8220;buono&#8221; e di me stesso, perchè credo che bisogni rispettare il proprio essere, le proprie doti, le proprie qualità e i propri sogni</em>”.</p>
<p>Inizia una nuova sfida a Crevacuore. La ricetta lunga, laboriosa e antica risalente al 1633 prevede un impasto di farina di frumento, butirro fresco, zucchero grezzo, ciocolatte collo d’ostia, polvere di garoffani.</p>
<p>Gli ingredienti sono rimasti pochi e semplici nel rispetto della tradizione, “<em>La versione tradizionale prevede farina di grano tenero 00, burro, cacao, zucchero e aromi naturali”</em> commenta Maurizio. Anche il metodo di cottura è rimasto invariato nel tempo. I canestrelli cuociono racchiusi tra due piastre di ghisa, secondo la tradizione il tempo di cottura corrispondeva alla recita di due Ave Maria, una per ogni faccia del ferro.</p>
<p>Oggi Maurizio mentre prepara  i canestrelli viaggia con la mente ai prossimi obiettivi e studia nuove ricette: “<em>Il mio desiderio è quello di portare un prodotto di tradizione tipica regionale anche al di fuori del suo territorio e dei confini nazionali. Vorrei che i canestrelli di Crevacuore diventassero il veicolo di promozione di questo piccolo e antico borgo, veicolando ai turisti una storia iniziata nel medioevo</em>. <em>Inoltre, sto sperimentando nuovi gusti per i canestrelli, rimanendo fedele alla lavorazione tradizionale e alle materie prime del territorio (nocciole e riso del Piemonte)  oggi bisogna soddisfare anche le esigenze attuali dei clienti, sono nati quindi ad esempio Canestrelli senza glutine con utilizzo di sola farina di riso e versioni in grado di suscitare un emozione, come i canestrelli Io&amp;Te, che celebrano l’amore e l’unione”</em><em> </em></p>
<p>Si sa che è l’amore che muove il mondo e in questo caso l’amore di Maurizio per la pasticceria l’ha portato a volare per afferrare quell’occasione e puntare dritto a quel desiderio che prima sembrava irraggiungibile.</p>
<p>Se volete provare i canestrelli di Maurizio ecco tutti i riferimenti!</p>
<p>Antico Canestraio</p>
<p>Via Noche 25</p>
<p>13864 Crevacuore (BI)</p>
<p><a href="http://www.anticocanestrello.it">www.anticocanestrello.it</a></p>
<p>email: canestrellidicrevacuore@gmail.com</p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>PESCHE RIPIENE</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 14:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una domenica di fine estate, la pioggia battente si è pian piano dissolta e in attesa di qualche spiraglio di sole mi sono messa ad armeggiare tra i fornelli. Ad ispirarmi le pesche, oramai le ultime della stagione, e la voglia di provare una ricetta tipica piemontese. Ho mangiato le pesche ripiene diverse volte da...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una domenica di fine estate, la pioggia battente si è pian piano dissolta e in attesa di qualche spiraglio di sole mi sono messa ad armeggiare tra i fornelli. Ad ispirarmi le pesche, oramai le ultime della stagione, e la voglia di provare una ricetta tipica piemontese. Ho mangiato le pesche ripiene diverse volte da quando vivo in Piemonte ma non le avevo mai fatte&#8230; oggi è arrivato il momento!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta di un dessert davvero molto semplice ed io ho provato la versione light che prevede solo 3 ingredienti pesche, amaretti e cioccolato. Semplicissime da preparare e davvero gustose, una ricetta alla portata di tutti anche di chi non ha mai fatto una torta <img src="http://www.unabriciolainpiu.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":)" class="wp-smiley" /></p>
<p>Pronte a provarle subito?</p>
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		<title>TORTA 900</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2017 22:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può una torta essere al centro di continue azioni legali ? La sua ricetta è segreta ed il marchio brevettato per tutelarla dalle tante “imitazioni”: stiamo parlando, infatti, di una delle torte più imitate del Piemonte e non solo, la famosa torta 900 di Ivrea. Il suo papà è il pasticcere eporediese ( si chiamano...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Può una torta essere al centro di continue azioni legali ? La sua ricetta è segreta ed il marchio brevettato per tutelarla dalle tante “imitazioni”: stiamo parlando, infatti, di una delle torte più imitate del Piemonte e non solo, la famosa <strong>torta 900 di Ivrea</strong>. Il suo papà è il pasticcere eporediese ( si chiamano cosi gli abitanti di Ivrea) <strong>Ottavio Bertinotti</strong> che a fine Ottocento decise di omaggiare i suoi clienti con una nuova specialità per festeggiare l’arrivo del nuovo secolo, da qui deriva il suo nome. Oltre un secolo di storia per una torta che ancora oggi a Ivrea è un’istituzione grazie alla famiglia <strong>Balla</strong> che nel 1972 rilevò il laboratorio di pasticceria ed il brevetto.</p>
<p>La torta è composta da due sottili strati di un impasto simile al pan di spagna al cioccolato ed è farcita con una delicata crema al cioccolato, il tutto spolverato da uno strato di zucchero a velo. Ingredienti semplici ma che rendono questo dolce semplicemente sublime. L’elemento che la rende speciale è la sua crema, la cui ricetta è segretissima, tramandata dal pasticcere Bertinotti a Umberto Balla che a sua volta l’ha svelata a suo figlio Stefano e ancora oggi è lui a vigilare su questa divina creazione. Un mix di cioccolato, burro e crema pasticcera che rende questo dolce speciale e unico. La torta viene, inoltre,  farcita solo al momento dell’ordine proprio per garantire la massima freschezza della crema. Alla pasticceria Balla ad aiutare Stefano nell’impresa di famiglia ci sono la moglie Carmela, e le figlie   Samantha e Francesca che rappresentano la terza generazione e che per tutelare ulteriormente la “loro” specialità hanno avviato le pratiche per ottenere il brevetto anche in Europa… sembra che le imitazioni hanno superato anche i confini nazionali.</p>
<p>Nonostante i numerosi e spesso fantasiosi tentativi di imitazione nessuno è ancora riuscito a scoprire il segreto della versione originale uguagliandone il sapore. Per mangiare l’originale Torta 900 bisogna andare dalla pasticceria Balla a Ivrea e fare un dolcissimo viaggio attraverso questa delizia al cioccolato. Uno dei tanti  &#8220;buoni&#8221; motivi per visitare Ivrea la bella!</p>
<p><a href="http://www.torta900.com/index.html" target="_blank">Pasticceria Balla</a></p>
<p>Corso Re Umberto, 16 – 10015 Ivrea</p>
<p>tel: 0125 641327</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Orario: </strong></p>
<p>Dal martedì alla domenica, dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30</p>
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		<title>ORZO, VERDURE E PIATTELLA</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 14:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storia di un fagiolo sbarcato nello spazio….   Era il 2014 e fervevano i preparativi per l’imminente sbarco nello spazio della missione Futura, gli occhi di tutto il mondo erano puntati su Astro Samantha, prima astronauta donna italiana a soggiornare 6 mesi nella stazione spaziale internazionale. In tutto il Piemonte invece, l’attenzione era per lei,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Storia di un fagiolo sbarcato nello spazio….</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Era il 2014 e fervevano i preparativi per l’imminente sbarco nello spazio della missione Futura, gli occhi di tutto il mondo erano puntati su Astro Samantha, prima astronauta donna italiana a soggiornare 6 mesi nella stazione spaziale internazionale. In tutto il Piemonte invece, l’attenzione era per lei, la Piattella canavesana che da Cortereggio, piccola frazione di San Giorgio, sarebbe partita alla conquista del cosmo proprio all’interno del menù di Samantha Cristoforetti. I nutrizionisti della Space food lab di Argotec, azienda ingegneristica torinese, hanno infatti selezionato la Piattella proprio per le sue importanti proprietà nutritive.</p>
<p>Questo piccolo fagiolo bianco è un presidio Slow Food ed è coltivato solo in questo territorio, una produzione limitata che ha dato vita all’Associazione produttori Piattella Canavese di Cortereggio proprio per tutelare la coltivazione. Come tutte le cose preziose, questo fagiolo è molto delicato per questo motivo, secondo una tradizione secolare, viene seminato nei campi di mais e cresce arrampicandosi sulla pianta di mais che la protegge dal sole. Il fagiolo quindi riceve dal mais l’ombra di cui ha bisogno per sopravvivere e in cambio cede al terreno azoto che aiuta invece il granturco. La sua buccia sottilissima è quasi impercettibile proprio per questo ha un sapore delicato. Non serve l’ammollo ma per dare il meglio di sé va cotta in una pentola di coccio a fiamma bassa per circa 5 ore… Nella cucina tradizionale nel canavese viene cotta insieme alle cotenne del maiale ma può essere usata per zuppe, minestre e se l’associazione ha sperimentato anche il gelato alla piattella io mi sono indirizzata per un piatto più classico… un piatto unico da mangiare tiepido ma chissà in futuro se assaggerò anche una versione dolce…</p>
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		<title>100 CANDELINE PER I TRE RE</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2016 20:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sala è elegante, con i tavoli curati nei dettagli e l’atmosfera rilassante dal sapore un po’ retrò…  chissà cosa avrà ordinato Anna Magnani quando è arrivata ai Tre Re a Castellamonte o i tanti altri intellettuali, attori, politici, architetti e uomini d’affari che dagli anni ’30 hanno visitato il Canavese, luogo di grande fermento culturale...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La sala è elegante, con i tavoli curati nei dettagli e l’atmosfera rilassante dal sapore un po’ retrò…  chissà cosa avrà ordinato Anna Magnani quando è arrivata ai Tre Re a Castellamonte o i tanti altri intellettuali, attori, politici, architetti e uomini d’affari che dagli anni ’30 hanno visitato il Canavese, luogo di grande fermento culturale e industriale grazie alla presenza di Olivetti.</p>
<p>L’albergo e ristorante ritorna alla vita nel 1915 quando la famiglia De Marchi decide di rilevare il decadente albergo Tre Re (la legenda vuole che l’imperatore Federico detto Il Barbarossa arrivando da Milano con le reliquie  dei Re magi per rientrare ad Aquisgrana, si sia fermato in una locanda e che da allora, in memoria di questo evento, il luogo si sia chiamato Tre Re) e trasformarlo in un locale di charme e in un punto di riferimento per la cucina piemontese.</p>
<p>Quest’anno si spengono 100 candeline, un traguardo importante ma non un punto di arrivo semmai un’ulteriore tappa  di questo lungo percorso che vede oggi al timone una giovane coppia, Federica e Roberto Marchello.</p>
<p>La cucina è il regno di Roberto che  propone, insieme alle antiche ricette originali della tradizione, piatti creativi dai sapori innovativi per soddisfare anche i palati più esigenti. La qualità è il leit motive che accompagna i Tre Re in un cammino di un secolo e che continua ad essere il valore imprescindibile per proseguire sulla strada del successo.</p>
<p>Tra le proposte “storiche” del ristorante ci sono i  sapori e i prodotti  tipici del territorio come i plin, gli agnolotti, la battuta di Fassone al tartufo d’Alba e molto altro. Il viaggio culinario non può concludersi senza i famosi amaretti morbidi e le fragole laccate diventate un prodotto “cult”, cosi belle da sembrare quasi finte ma poi le assaggi e scopri che sono la perfetta conclusione del viaggio eno-gastronomico proposto dai Tre Re.</p>
<p>Il 24 giugno ci sarà uno degli eventi per festeggiare il centenario, una grande festa in piazza per omaggiare i clienti con le prelibatezze offerte dalla cucina e per condividere con gli abitanti di Castellamonte questo compleanno speciale. Un momento speciale per tutta la città perché se c’è un team che lavora per dare il meglio ogni giorno c’è anche un intero paese e molti clienti affezionati che tifano per loro e partecipano con orgoglio ai loro successi.</p>
<p>Ringrazio Federica per la disponibilità e per le foto che sono di proprietà dei Tre Re.</p>
<p>Se volete scoprire la cucina di Roberto  e conoscere il canavese ecco l&#8217;indirizzo:</p>
<p>Alberto Ristorante Tre Re</p>
<p>Piazza Martini della Libertà, 27  10081 Castellamonte (To)</p>
<p>Tel. 0124 515470</p>
<p><i> <a href="http://www.trerecastellamonte.it/" target="_blank">www.trerecastellamonte.it</a></i></p>
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		<title>BISCOTTI EPOREDIESI</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2016 20:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profumo delle nocciole tritate mi inebria appena varco la soglia di ingresso&#8230; dentro l&#8217;odore diventa irresistibile  e si mescola allo zucchero e al cacao. Chiudo gli occhi per un secondo quasi a voler immagazzinare questa sensazione di dolcezza che mi pervade. A ricordarmi perché mi trovo  qui è la voce di Giusy che mi accoglie...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il profumo delle nocciole tritate mi inebria appena varco la soglia di ingresso&#8230; dentro l&#8217;odore diventa irresistibile  e si mescola allo zucchero e al cacao. Chiudo gli occhi per un secondo quasi a voler immagazzinare questa sensazione di dolcezza che mi pervade. A ricordarmi perché mi trovo  qui è la voce di Giusy che mi accoglie alla <strong>Casa Del Dolce</strong>, sono a Ivrea e oggi scoprirò qualcosa in più sugli Eporediesi&#8230;</p>
<p>Gli Eporediesi sono gli abitanti di Ivrea ( domanda da quiz!) che in origine si chiamava Eporedia ma sono anche la parte dolce della città, dei deliziosi biscottini che si trovano solo qui, un vero tributo a questo luogo. Tutta la dolcezza di Ivrea è racchiusa in questi biscotti dall&#8217;esterno croccante e dal cuore morbido.</p>
<p>Nessuno conosce l&#8217;origine precisa e ogni pasticceria ha la sua versione di ricetta anche se Giusy mi conferma che gli ingredienti base originali sono le nocciole, lo zucchero, l&#8217;albume e il cacao.</p>
<p>Pochi ingredienti, ma per esaltarne il sapore devono essere di alta qualità. Alla Casa del Dolce la scelta delle materie prime è fondamentale proprio per questo si utilizzano ad esempio solo le nocciole del Piemonte con il loro inconfondibile sapore. Trovare il giusto equilibrio tra questi ingredienti è il vero segreto per avere degli ottimi Eporediesi&#8230;. perché  non basta tritare e mescolare, serve metodo per riconoscere la giusta consistenza e capire il giusto tempo di cottura, serve pazienza per lasciar riposare l&#8217;impasto, serve manualità per creare con la sac à poche tanti biscottini per accontentare tutti.  Qui si preparano circa 8 kg di eporediesi al giorno da oltre 36 anni e questi dolcetti  hanno fatto il  giro del mondo, sono diventati, infatti, un cadeau molto apprezzato. Non si può andare via da Ivrea senza una confezione regalo di eporediesi. Io torno a casa con la mia scatolina e voi per assaggiarli dovete venire a Ivrea, intanto spero di aver stuzzicato  la vostra curiosità, per me è stata una dolcissima scoperta!</p>
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		<title>MARCO ROSSI &#8211; LA MUGNAIA</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 16:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la mia esplorazione di Ivrea e del Canavese, il territorio che mi ha adottata qualche anno fa ma che sto imparando solo adesso a conoscere veramente, nelle sue peculiarità ed eccellenze. Una zona del Piemonte ancora poco conosciuta ma che sta vivendo un momento di grande fermento grazie a progetti culturali, di promozione turistica e a persone lungimiranti che hanno capito come la gastronomia e i prodotti tipici possano diventare leve strategiche di attrazione turistica e di valorizzazione del territorio. Una strada intrapresa da <strong>Marco Rossi Chef e proprietario del ristorante</strong> <a href="http://www.mugnaia.com" target="_blank">La Mugnaia</a> ad Ivrea che gestisce insieme alla moglie Elisa.</p>
<div>La Mugnaia non è solo un ristorante ma è un “link”, come lo definisce Marco, per far conoscere le realtà di eccellenza presenti sul territorio. Un luogo intimo e accogliente dove il cliente entra per pranzare o cenare ed esce portandosi con sé un pezzetto di Canavese, dai prodotti tipici esaltati dalla cucina creativa dello Chef e del suo staff, ai vini, dai produttori ai coltivatori. Tutti i soggetti della filiera coinvolti diventano non solo attori ma protagonisti di questa rete di valorizzazione del territorio di cui La Mugnaia si fa promotrice.</div>
<div></div>
<div>Non servono altre parole da parte mia perché a raccontare il viaggio emozionale, la sfida ai fornelli, la cura e la dedizione verso questo lavoro ci pensa direttamente Marco Rossi che ha condiviso con noi anche la ricetta degli <strong>Gnocchetti alle ortiche con crema di bufala affumicata, melanzane e pomodoro fresco.</strong></div>
<div></div>
<div><strong>-cosa significa oggi essere uno chef? quanto conta l’aspetto manageriale per avere successo?</strong></div>
<div>
<div>
<div></div>
<div>In effetti 20 anni fa lo Chef cucinava, e basta. Giorno e notte.</div>
<div>Oggi, oltre a cucinare (giorno e notte) si occupa di una serie di argomenti “trasversali”, sempre implicati con la cucina, ma non legati ai fornelli. Le materie prime da ricercare, conoscere, studiare, magari convincendo un bravo produttore a continuare a fare il suo mestiere.  I piatti sono da fotografare, da condividere attraverso una serie di canali, non solo il web.</div>
<div>Inoltre, sempre più spesso lo chef è proprietario del ristorante, quindi si occuperà anche della promozione, (possibilmente oltre che del locale, anche del territorio in cui vive). Imparerà qualcosa quindi di comunicazione, di impaginazione grafica… diventa quindi un lavoro a 360 gradi, ma forse proprio per questo anche più interessante perché più completo.</div>
<div><b> </b></div>
<div><b>-</b><strong>  creatività, innovazione sono gli elementi che rappresentano la cucina della Mugnaia. Come si traducono questi due elementi nella costruzione dei piatti?</strong></div>
<div><b> </b></div>
<div>Anche con la creatività la parola chiave è “rispetto&#8221;.</div>
<div>Della materia prima, delle sue necessità, e dei suoi possibili abbinamenti.</div>
<div>Il modo corretto per cuocere un certo elemento è rispettarne la natura, pensiamo ad esempio ad una trota di montagna, dalla carne molto delicata che non deve essere cotta nemmeno un minuto di troppo. Abbinare i sapori è invece una questione di affinità. Rifacendo l’esempio della nostra trota possiamo immaginare una crema di crescione, essendo nato quest’ultimo nei ruscelli vicino ai torrenti in cui le trote vivono. A volte invece cerchiamo di bilanciare un sapore (la nostra trota dovrà essere rinfrescata? magari con del limone candito… Fuori fa freddo? allora una crema di topinambur… Il topinambur ha una tendenza dolce? Metteremo allora del tarassaco, o della polvere di olive taggiasche fatte essiccare). E’ il “gusto” a farci capire cosa può funzionare in cucina, una sorta di intuito delle papille&#8230;</div>
<div><b> </b></div>
<div><b> </b></div>
<div><strong>-  come definirebbe il suo stile in cucina?</strong></div>
<div><b> </b></div>
<div>Premetto che in cucina siamo una squadra, e quello che mettiamo nei piatti è il risultato del lavoro di tutti, non è quindi uno stile solo mio, ma di un gruppo.</div>
<div>Quello che mi piace di più,  che forse rappresenta un nostro tratto distintivo, è che in ogni elemento di un piatto ci sia quasi solo il sapore del singolo elemento. Per questo motivo, per esempio in una crema di piselli, non mettiamo amidi, farine, panna, patate, nessun elemento estraneo, ma solo acqua, piselli, olio extravergine, al massimo un’erba aromatica. Il risultato non dipende quindi da elementi estranei ma dal modo in cui gli ingredienti sono trattati.</div>
<div>Questo tipo di cucina restituisce dei sapori molto netti ma al tempo stesso delicati.</div>
<div>Mi capita spesso di avere ospiti dei bambini che da noi mangiano verdure o creme che a casa non hanno mai provato ad assaggiare, e questo ci rende felici.</div>
<div><b> </b></div>
<div><strong>- comunicare il territorio attraverso il cibo:trend passeggero o valore da consolidare?</strong></div>
</div>
<div></div>
<div>Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.</div>
<div>Non si può promuovere un ristorante senza promuovere l’intera “rete” che si costruisce intorno.</div>
<div>Produttori di vino, coltivatori, trasformatori e selezionatori di materie prime costituiscono il substrato indispensabile alla crescita di un ristorante. Senza di loro cucineremo solo aria..</div>
<div>Al tempo stesso un cliente, venendo al ristorante, ha modo di scoprire questo mondo meraviglioso che abbiamo ricercato e reso disponibile.</div>
<div>Il ristorante diventa pertanto un “link” ad una serie di realtà di eccellenza diffuse nel territorio.</div>
<div>La cucina d&#8217;altro canto non deve essere per forza legata solo ad un territorio “geografico” ma anche a quello “emozionale” di chi è ai fornelli.</div>
<div>Un viaggio, un’amicizia, un amore possono farci appassionare a sapori ed ingredienti che inevitabilmente entreranno a far parte della nostra cucina.</div>
<div></div>
<div></div>
<p><em>Le foto pubblicate sono di proprietà di La Mugnaia.</em></p>
</div>
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		<title>A Torino una nuova food start-up</title>
		<link>http://www.unabriciolainpiu.it/blog/2015/03/06/a-torino-una-nuova-food-start-up/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2015 11:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Torino arriva una nuova food start-up italiana, la spesa diventa “social” e si fa in Alveare. Si tratta di un nuovo modello di spesa che coniuga tecnologia, rapporto diretto tra produttori e consumatori, spesa a km zero, socialità e conoscenza degli alimenti tipici del proprio territorio. Il progetto L’Alveare che dice Sì! è arrivato anche in...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A Torino arriva una nuova food start-up italiana, la spesa diventa “social” e si fa in <strong>Alveare</strong>. Si tratta di un nuovo modello di spesa che coniuga tecnologia, rapporto diretto tra produttori e consumatori, spesa a km zero, socialità e conoscenza degli alimenti tipici del proprio territorio. Il progetto <strong>L’Alveare che dice Sì! </strong>è arrivato anche in Italia, dopo il successo ottenuto in Francia con “ La Ruche qui dit Oui!”,  grazie all’intuito di 3 giovani torinesi che hanno dato vita a questa start-up. Ma come funziona ?</p>
<p>I consumatori interessati si registrano sul sito <a href="http://www.alvearechedicesi.it/" target="_blank">www.alvearechedicesi.it</a> per fare la spesa online, acquistando i prodotti che si desiderano (frutta, verdura, carne, miele, formaggi, vino, ecc..) messi in vendita dai produttori locali che fanno parte del network. Una volta a settimana viene organizzata la distribuzione nell’ ”alveare” di zona, un bar, un ristorante, un’associazione del territorio che mette a disposizione i propri spazi. Il momento di ritiro della spesa si trasforma in un’occasione di relazione, contatto diretto e momento di convivialità dove i produttori possono far conoscere il loro lavoro e la loro realtà. Il gestore dell’Alveare si occupa non solo di pianificare la consegna dei prodotti ma organizza eventi, aperitivi e visite guidate nelle aziende agricole dei produttori per creare un vero network di relazione e conoscenza diretta.</p>
<p>Ecco cosa ci racconta Claudia Bonati tra i fondatori del progetto.</p>
<p><b>1) com&#8217;è nata l&#8217;idea di portare L&#8217;Alveare che dice Sì! a Torino? </b></p>
<div dir="ltr">L&#8217;idea è nata da un comune interessamento per la buona alimentazione, uno dei ragazzi del nostro team lavora e vive a Parigi e , frequentando settimanalmente la Ruche del suo quartiere, ha pensato che con l&#8217;interessamento sempre più frequente della popolazione italiana ad una corretta e sana alimentazione, sarebbe stato bello importare un progetto così valido.</p>
<div><b>2) la città come sta reagendo a questa nuova modalità di spesa?<br />
</b></div>
<div>Nonostante inizialmente ci fossero alcune resistenze dovute dal fatto che non è comune acquistare alimenti da un sito internet, i quartieri si stanno abituando sempre più facilmente a fare la spesa nei nostri alveari.</div>
<div>Le continue facilitazioni date dall&#8217;aggiornamento del portale sulla base dei feedback degli utenti, aiutano ad avere piano piano un sito sempre più fatto su misura dei nostri membri.</div>
<div>È inoltre molto importante la relazione che si instaura tra i clienti, i produttori ed i gestori degli Alveari. Il rapporto di fiducia reciproca è alla base del nostro progetto e, sempre più spesso, si creano relazioni che rendono ancora più piacevole acquistare all&#8217; interno dell&#8217;Alveare del quartiere.</div>
<div><b><br />
3) quali sono le potenzialità di questo progetto?</b></p>
<div>Lavoriamo su vari punti importanti per il territorio italiano. Fondamentalmente il progetto permette di aiutare le piccole e medie aziende agricole a vendere i loro prodotti ad un parco clienti che non avrebbero mai raggiunto in un altro modo e ai gestori di avere un introito generato non solo dagli acquisti nel loro Alveare ma anche dalla fidelizzazioni dei nuovi clienti.</div>
<div>Se si parla di piccole attività ristorative (bar e pub), i membri dell&#8217;Alveare tendono a diventare buoni clienti, visto che l&#8217;Alveare è un progetto di prossimità e chi acquista ha la tendenza ad abitare a non meno di 15 minuti dal punto di distribuzione, se invece l&#8217;Alveare è situato in un&#8217;associazione culturale o che si occupa di temi sociali (disabilità, formazione per gli anziani ecc.), l&#8217;Alveare che dice sì è un&#8217;ottima sponsorizzazione per gli eventi e l&#8217;introitopuò essere investito nella crescita dell&#8217;associazione stessa.</div>
<div>Insomma, L&#8217;Alveare è un nuovo modo per fare network e creare contatti, imparare nuove cose sul mondo dell&#8217;alimentazione e soprattutto fare la spesa felici. Conviene a tutti!</div>
</div>
</div>
<div dir="ltr"></div>
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		<title>FAGIOLI GRASSI DI IVREA</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 22:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La colazione del Carnevale?  i Fagioli Grassi. Nei weekend che precedono la domenica di Carnevale in molti quartieri di Ivrea rivive  il &#8220;rito&#8221; delle Fagiolate. Alle 8.00  del mattino della domenica inizia, infatti, la distribuzione dei Fagioli Grassi o Faseuj Grass, il piatto simbolo del Carnevale eporediese. Tantissimi volontari si ritrovano di anno in anno per questo appuntamento, per far...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La colazione del Carnevale?  i Fagioli Grassi. Nei weekend che precedono la domenica di Carnevale in molti quartieri di Ivrea rivive  il &#8220;rito&#8221; delle Fagiolate. Alle 8.00  del mattino della domenica inizia, infatti, la distribuzione dei Fagioli Grassi o Faseuj Grass, il piatto simbolo del Carnevale eporediese. Tantissimi volontari si ritrovano di anno in anno per questo appuntamento, per far rivivere una tradizione, per lasciare un&#8217; eredità gastronomica alle generazioni future.</p>
<div></div>
<div>Incuriosita ho deciso di seguire da &#8220;dietro le quinte&#8221; la Fagiolata del quartiere Montenavale per scoprire i segreti di una ricetta che ha oltre un secolo di storia. 50 volontari, 1 giorno e una notte di preparazione, 5 ore di cottura, 6 quintali di fagioli da cucinare: questi, in sintesi, i numeri della Fagiolata che, sotto lo sguardo vigile dei responsabili della “squadra di volontari”, inizia il suo rituale. Il fermento prende vita già sabato mattina, con l’allestimento della cucina “open air” e l’ammollo dei fagioli che deve durare 10 ore. Una ricetta “importante” con una preparazione che richiede metodo e pazienza….tanta pazienza, perché i vari ingredienti che compongono il piatto hanno tempi e modi di cottura precisi da rispettare. I fagioli sono l’ingrediente principale ma a completare la pietanza del giorno sono salamini, cotenne, orecchie, zampini e ossa di maiale, il tutto arricchito da un soffritto di aglio, cipolla e carote. Alle 3 di notte, mentre Ivrea dorme, gli ultimi fagioli iniziano la loro lenta cottura, a fuoco basso, per ridurre al minimo la necessità di mescolarli ed evitare quindi che si disfino, un buon risultato finale deve essere cremoso ma con i fagioli rimasti interi!</div>
<div></div>
<div>Il freddo e la stanchezza non fermano uomini e donne impegnati a cucinare e distribuire fagioli alle persone in coda in attesa di prendere la loro porzione, volti stanchi per le lunghe ore di preparazione ma sorridenti e con lo sguardo fiero per la propria realizzazione.</div>
<div></div>
<div>Ringrazio Paolo Arnoletti per avermi fatto da cicerone in questo viaggio culinario, dalle sue parole non ho scoperto solo gli ingredienti e la preparazione dei Fagioli Grassi ma la passione di tante persone per il proprio territorio. Per tutte le informazioni sulla storia e le tradizioni del Carnevale di Ivrea, come la famosa battaglia delle arance, vi invito a visitare il sito ufficiale <a href="http://www.storicocarnevaleivrea.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">www.storicocarnevaleivrea.it </span></a></div>
<div></div>
<div>Buon Carnevale!</div>
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		<title>BUCCONOTTI RIVISITATI</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 13:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Arena]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;incontro tra Calabria e Piemonte. Il &#8220;bucconotto&#8221; è un tradizionale dolce calabrese a base di pasta frolla con un ripieno di marmellata. Il ricordo di questo dolce mi ha ispirata a provare un nuovo abbinamento con un prodotto speciale, la crema Ivrea Mombarone  dove le nocciole piemontesi si uniscono al miele formando una crema golosa e delicata...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;incontro tra Calabria e Piemonte. Il &#8220;bucconotto&#8221; è un tradizionale dolce calabrese a base di pasta frolla con un ripieno di marmellata. Il ricordo di questo dolce mi ha ispirata a provare un nuovo abbinamento con un prodotto speciale, la <strong>crema Ivrea Mombarone</strong>  dove le nocciole piemontesi si uniscono al miele formando una crema golosa e delicata con una leggera “piccantezza” che la rende unica. Unica nel sapore e ricercata. Questa crema è prodotta, infatti, solo dall&#8217;azienda agricola Terre Sparse (<a href="http://www.aziendaterresparse.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"> www.aziendaterresparse.it </span></a>) di Chiaverano (To) e nasce dall&#8217;idea del giovane proprietario Matteo Trompetto di ideare prodotti che potessero raccontare il territorio canavese. Appena l&#8217;ho assaggiata ho deciso che dovevo utilizzarla per un dolce. Due terre lontane si uniscono: la tradizione calabrese incontra uno speciale prodotto piemontese, ecco i Bucconotti rivisitati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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